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STORICHE IN SEGUITO AGLI EVENTI SISMICI
I terremoti del 14 agosto
1851 e del 9 aprile 1853 colpirono gravemente
Senerchia. Ulteriori danni vennero apportati
dal sisma del 1857. Nel volume LIX degli
Annali Civili del Regno delle Due Sicilie,
Oliveto Citra e Caposele furono indicati
tra i comuni disastrati. In seguito alle
scosse del 14 agosto 1851, del 9 aprile
e dell'otto maggio 1853, la chiesa madre
subì gravi danni. Dal fascicolo n°
3415, intitolato "accomodi alla chiesa
madre", in data 23.08.1851, il Sottintendente
del Distretto di Campagna scrive: "Mi
ha riferito il Sindaco di Senerchia che,
a causa del tremuoto verificatosi nel giorno
14 stante, la chiesa madre si lesionò
nella cupola sovrapposta all'altare maggiore,
la quale sta per cadere". Il giorno
2.11.1851, il Decurionato discute della
"spesa occorsa per la covertura della
matrice chiesa che stava tutta crollata
del tetto tanto che le piogge cadevano in
detta chiesa. Nella seduta del 13.12.1851,
il decurionato "unitamente delibera
che la chiesa madre è di jus del
comune, senza rendita, non è ricettizia,
e la popolazione ascende al numero di anime
1743. Sottintendente del Distretto di Campagna,
con lettera datata 26.05.1853, informa l'Intendente
che "la chiesa madre in gran parte
è crollata e minaccia rovina".
In data 18.06.1853, aggiunge: "Il Sindaco
di Senerchia mi ha fatto conoscere che fu
da lei autorizzato a far discendere la campana,
a far togliere l'organo, il pulpito e il
battistero della chiesa madre che minacciava
imminente rovina per causa tremuoto".
Il Decurionato, nella seduta del 9.10.1853,
deliberava "la restaurazione della
chiesa madre sotto il titolo di S. Michele
Arcangelo che abbisognava da più
tempo essere restaurata perché, fin
dal 14.08.1851, a causa del tremuoto di
Melfi, venne danneggiata. Posteriormente,
per effetto delle terribili scosse del 9
aprile e dell'otto maggio, il fabbricato
intero, il tetto e il pavimento hanno sofferto
gravissimi danni e vedesi il muro di rincontro
all'entrata per metà crollato e pel
rimanente prossimo a cadere". Nella
seduta del 25.07.1854, il Decurionato "fa
osservare che, siccome la parte superiore
del campanile, nella quale si trovava situato
il pubblico orologio, per causa del tremuoto
del 9 aprile 1853, fu abbattuto perché
pericolante, per circa 10 mesi, il Comune
fu privo dell'orario". Riunitosi il
Decurionato il 18.05.1855, viene proposto
"un taglio degli alberi maturi di alto
fusto della montagna comunale per accorrere
alla ricostruzione della chiesa e, viene
disposto che un architetto ne compili il
progetto artistico dei lavori". Viene
proposto l'Ingegnere di ponti e strade D.
Nicola de Luca il quale trovandosi in zona
per i lavori della strada di rettifica a
quella regia di Matera dal Ponte Oliveto
fino a Calabritto. Tra le "spese di
divin culto" del 1857, viene registrata
la "restaurazione della cappella del
SS. Sacramento e Rosario rovinata dal tremuoto".
Il 29.03.1857, viene aperto un "foglio
di sottoscrizione volontario dei naturali
che, offrendo delle somme, vogliono vedere
incominciata la ricostruzione della chiesa".
Dal 1856 in poi, l'arciprete e curato di
Senerchia Donato Cozzi, invia varie lettere
a tutte le autorità competenti per
sollecitare la sovvenzione e l'inizio dei
lavori. Il Decurionato, riunitosi nella
casa comunale il 27.06.1858, "è
di parere che si rechi in paese l'architetto
Federico Santilli a spese del comune perché
esegua il progetto. Il Decurionato nella
seduta del 13.08.1858 delibera che "essendo
impedito l'architetto proposto Santilli,
venga rimpiazzato dall'architetto Filippo
Stassano del comune di Campagna. L'architetto
Stassano è autorizzato e incaricato
dal Sottintendente del Distretto di Campagna
il 6.09.1858. Il progetto dell'architetto
Stassano firmato in data 8.11.1858 "Provincia
di Principato Citra, Opere pubbliche Comunali,
Distretto di Campagna, Comune di Senerchia"
Progetto e stato estimativo dei lavori occorrenti
per restaurare la chiesa madre giusto l'incarico
del Sottointendente coll'ufficio del 6 settembre
1858 segnato al numero 11777 "La chiesa
trovasi in uno stato molto deplorabile avendo
le mura che cingono l'altare maggiore crollate
nella sommità, gli archi del tutto
abbattuti;le mura del coro son tutte rotte
ed aperte, del pari quello d'ingresso che
è talmente lesionato che minaccia
far cadere la porta: le rimanenti mura laterali
sono buone eccetto nella parte superiore
ove hanno i finestroni per essersi infraciditi
gli architravi di legno e cadenti le fabbriche
che sostengono; sono rotti e danneggiati
gli altari. Questa chiesa non venne edificata
in una volta quale si vedea pria degli ultimi
tremuoti, ma, in origine, esisteva una piccola
cappella corrispondente all'altare maggiore
e coro e avea l'ingresso nel lato poco discosto
dalla sagrestia.In seguito venne ingrandita
rimanente la medesima a formare la parte
superiore della chiesa in modo che il suo
lato lungo venne cambiato in larghezza dell'ingrandito
edificio essendovi stata aggiunta la nave
grande consistente in quattro cappelloni
per ciascun lato. La rimanente nave aggiunta
venne pure coperta a volta. Ma, nel farsi
tali costruzioni, vennero moltissimi errori
di arte commessi tanto che la volta di copertura
alla nave aggiunta cadde da se sola poco
dopo costrutta per mera sproporzione usata,
nella quale caduta, i muri laterali vennero
un po' a disquilibrarsi ma leggermente da
non perdere il piombo, pure si corse subito
al rimedio e in allora si costruirono quei
grandi contrafforti che in prosieguo ne
hanno formata la salvezza. La copertura
venne cambiata da volta a soffitto di tavole
e, in cotal stato la chiesa durò
più di mezzo secolo quando succedè
il tremuoto del 26 luglio 1805. Sin da quell'epoca,
questo edificio risentì fortemente
ed in specialità nella parte superiore
ov'era l'antica cappella e si trovava coperta
a volta, ma pure si trascurarono gli accomodi
necessari e rimasero le cose in uno stato
molto precario che maggiormente venne aumentato
dal tremuoto che ruinò Melfi ed essendo
stati parimenti trascurati gli accomodi,
col tremuoto che danneggiava Caposele, ruinò
la parte coperta a volta ruinando colla
medesima la parte superiore delle mura,
il tetto ad anche una porzione del tetto
che sovrasta alla rimanente chiesa, recando
un danno grande al muro d'ingresso colle
moltissime lesioni succedute. La parte ove
i muri hanno maggiormente sofferto è
stata quella che formava l'antica cappella
che aveva i due archi ed era coperta a volta
unitamente al muro d'ingresso: i rimamnenti
muri laterali sono buoni eccetto nella parte
superiore ove si trovano i finestroni ed
eccetto una sola porzione nel lato sinistro
che trovasi disquilibrato verso la sommità,
cominciando dal coro fino a comprendere
il primo cappellone della nave grande: da
ultimo, il muro circolare che formava il
coro è tutto lesionato ed aperto
minacciando di ruinare. Nell'interno, i
lavori di stucco che formavano la decorazione
son tutti rovinati in modo che il cornicione
si trova per la maggior parte rotto e crollato,
l'altro staccato dalla fabbrica per non
essere stato cacciato in costruzione ma
aggiunto posteriormente secondo l'usanza
degli stuccatori con paletti di legno fitti
nelle mura. Posta una tale descrizione dello
stato presente dell'edificio, sarà
facile passare ai lavori di restauro che
dovranno essere i seguenti: in primo conviene
tagliare sin sopra l'antiche fondazioni
il muro circolare del coro per ricostruirlo
unito ad un contrafforte esterno. Secondariamente
conviene tagliare quella porzione di muro
disquilibrata posta a sinistra dell''ltare
maggiore nella sommità per l''ltezza
di palmi 9-50 misurata dal cornicione in
sotto, a cominciare dal coro a giungere
al primo cappellone della nave grande per
indi ricostruirla a regola d'arte: similmente,
fa d'uopo tagliare e ricostruire la parte
superiore dè muri in giro nei due
laterali della nave grande e infine tagliare
i quattro pilastri che sostenevano i due
archi dintorno l'altare maggiore per indi
ricostruirli più grandi acciò
si potessero unire con archi di tutto sesto.
Da ultimo conviene tagliare il muro d'ingresso
a seconda delle lesioni per indi costruirlo
novellamente. La decorazione interna della
chiesa verrà progettata nella maniera
più semplice con farsi dei pilastri
ed una cornice superiormente che rincorrerà
pel giro nei muri ed affinchè lo
sporto di detta cornice non si distacchi,
come l'altra caduta, la medesima sarà
formata da pezzi di tufi messi in fabbrica
a regola d'arte colla medesima cura e magistero.
Il soffitto poi della chiesa verrà
come l'antico da tavole poste e inchiodate
sotto i travi che sosterranno il tetto che
sarà a due penne o grondaie, l'armaggio
del quale sarà composto da catene
di legno appoggiate sui muri di gronda,
da puntoni di legno inclinati in senso contrario,
alla sommità dei quali sarà
trapposto un monaco che verrà rinforzato
da due vazze che verranno frenate da due
sottopuntoni quale monaco mercè una
sottoposta staffa di ferro sosterrà
la catena corrispondente. E siccome l'intera
copertura della chiesa avrà diciotto
catene, nella metà sole di queste
verranno armati detti monaci che si costruiranno
in ogni due catene uno. Occorrerà
mettere in giro sui muri maestri una cassa
di legno sulla quale sarà situato
e inchiodato l'armaggio del tetto. Essendo
base di ogni lavoro architettonico il disegno
per mostrare le diverse decorazioni e loro
proporzioni ne abbiamo formato quattro tavole
Tra i lavori occorrenti pel completamento
del restauro, segnaliamo: il nuovo pavimento,
essendo appena rimediabile l'attuale; la
tela colla dipintura sotto al soffitto di
tavole; la nuova chiusura del vano di porta
essendo appena rimediabile l'attuale; i
lavori di stucco per la formazione del prospetto
della chiesa.
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