| PRIMA
ESPANSIONE URBANA: XV - XVI SEC.
Scrive A. Mazzone che, "quando
la gente si sentì più tranquilla
per cui non ebbe la necessità, al
termine del lavoro quotidiano nel campi,
di rientrare entro le mura del fortilizio,
si sentì libera di spaziare fuori
del castello.
Venne tracciata una nuova via che prese
il nome di "Affacciata" perchè
è veramente come una balconata lungo
la costa: parte dai pressi della chiesa
di S. Michele e dirigendosi ad occidente
e costeggiando la montagna, raggiunge i
campi posti a sud-ovest del paese... Sorse
nelle immediate vicinanze della porta una
costruzione che i nostri antenati indicavano
come antica sede dell'amministrazione comunale".
L'edificio fu posto a ridosso del pendio
roccioso che sfruttò come quarta
parete utilizzando una tecnica costruttíva
tipica del nucleo insediativo.
Lo stato attuale è quello del rudere.
C'era un portale in pietra recante nella
chiave di volta lo stemma del comune di
difficile lettura per l'erosione dovuta
al tempo. L'edíficio era ancora in
buone condizioni nel 1930: aveva l'aspetto
di un palazzo signorile, ben distribuito
nelle parti. Subito dopo l'ingresso, un
ampio scalone con gradini in pietra conduceva
al piani superiori dove si aprivano ampi
vani con aperture prospettanti su via Vallone.
Accanto a questa costruzione, in tempi diversi,
sorsero altre abitazioni, assai modeste,
di cittadini privati: il nuovo nucleo, sorto
fuori le mura, era piccolo e limitato alla
zona prospiciente la porta. Lungo il pendio
vennero costruite le case fino a raggiungere
la riva del torrente Vallone. Qui, -sottolinea
A. Mazzone- "anzichè seguire
il corso dell'acqua, come sarebbe stato
più agevole, i nostri antenati, per
non allontanarsi dalle rocce, preferirono
scavalcarlo e collocare le nuove abitazioni
sul pendio opposto. Veniva così a
realizzarsi sull'altra altura ciò
che era stato costruito sull'altura del
castello.
[ Senerchia cit., p. 80. 233
A. Mazzone, Senerchia cit., p. 83. 234 A.
Mazzone, Senerchia cit., p. 83. Senerchia
cit., p.84]
La prima espansione urbana,
databile intorno ai secoli XV-XVI, seguì
ad oriente il corso del Torrente Vallone,
degradando verso la zona pianeggiante .
Il tipo insediativo rispecchiò
le caratteristiche del nucleo medievale:
le abitazioni non si allontanarono dalle
pendici rocciose ma, integrandosi, sfruttarono
il più possibile il declivio. La
vita religiosa nel nucleo medievale s'era
concentrata attorno alla chiesa di S. Michele,
proprietà del signore del feudo:
nel nuovo rione, viene costruita una chiesa
dedicata a S. Antonio.
A questo proposito, ci informa A. Mazzone:
"Risalendo il pendio ad est del Vallone,
dopo le prime rustiche abitazioni si arriva
ad uno spiazzo su cui scende a strapiombo
la roccia che gli fa da spalliera; il lato
opposto alla rupe è aperto verso
la valle; sul lato sinistro per chi guarda
la roccia c'era un'antica casa ora in gran
parte diroccata cui si accedeva per mezzo
di una scalinata esterna alla sommità
della quale c'era un pianerottolo, su cui
si aprivano le porte delle abitazioni.
Di fronte a questa casa venne costruita
una chiesetta dedicata a S. Antonio".
La chiesa di forma rettangolare con un'unica
navata, è caratterizzata da una facciata
a capanna e da una copertura a doppio spiovente.
Nel 1901, come si evince dall'iscrizione
posta sopra il portale, sormontato da un'apertura
ovale, la chiesa venne restaurata. HAEC
ECCLESIA DIVO A AITONIO DICA TA OBLA TIONE
TOTIUS POPULI SENERCHIAE RESTAURATA ANNO
MCMI "Questa chiesa, dedicata a S.
Antonio, è stata restaurata nel 1901
col contributo dell'intero popolo di Senerchia".
"Cfr. F. Faia - F. Luongo,
Recupero del tessuto edilizio di Senerchia,
Tesi di Laurea (relatore pro£ arch.
Dalisi) concessami gentilmente in lettura.
237 Senerchia cit., p. 84.
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