comune di senerchia
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SECONDA ESPANSIONE URBANA: XVII - XVIII SEC.

Dopo la costruzione dei rioni di via S.Michele, di via S.Antonio e di via Serrone, viene realizzato il rione di via Vallone che sorge quasi tutto lungo il corso del torrente. Il Vallone, è incorporato nel nuovo centro abitato fino al punto in cui, incontrando un rilievo, devia a destra insinuandosi in una gola profonda attraverso la quale raggiunge la zona detta "Pioppi", per confluire, poi, nel fiume Piceglia. Nel punto in cui il Vallone devia a destra si eleva il "Pestello" modesto rilievo roccioso isolato, fiancheggiato dal torrente e dalla via che ne porta il nome. Il rione Vallone ha termine con l'incrocio di via Piceglia e via Umberto I. Il luogo sacro del rione è la cappellina della Madonna delle Grazie (una nicchia scavata nella roccia).
Il punto in cui via Vallone incrocia via Piceglia viene chiamato "Il Seggio" perchè, proprio lì, sotto un accenno di portico era collocato il banco del gabelliere. Il punto di incrocio.di via Vallone, via Umberto I, e via Piceglia forma un trivio. Su via Piceglia prospettava un edificio detto "La Corte" l'antica sede del tribunale, con le celle per i condannati e le guardiole dei mìlitari. Lungo via Piceglia, sulla parete esterna dell'ultima casa del paese, era murata una pietra (A. Mazzone, Senerchia cit., pp. 173-174). rettangolare con la scritta in caratteri scolpiti "Comune di Senerchia" per informare i forestieri che, percorrendo quella via, entravano a Senerchia.
Il paese, dunque, nel XVIII secolo, aveva come limite fisico via Piceglia e parte dell'attuale via Umberto I.
Su via Umberto I prospettava Palazzo Frunzi, un edificio di interesse storico-religioso costruito nel 1733 per volere dell'arciprete don Giuseppe Frunzi, appartenente ad una nobile famiglia senerchiese, registrata dal catasto onciario del 1745. Con palazzo Frunzi ha avuto inizio un nuovo rione sviluppatosi tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700. Il fregio al di sopra del portale, caratterizzato da motivi fioreali scolpiti sui piedritti, reca quest'iscrizione:
D. 0. M. JOSEPH FRUNZI ARCHIPRESBYTER HANC CONSTRUXIT DOMUM ANNO DOMINI MDCCXXXIII
"Ad onore di Dio Ottimo Massimo l'arciprete Giuseppe Frunzi fece costruire questa casa nell'anno del Signore 1733 ". In questa casa fu ospitato più volte fra' Gerardo Maiella del convento dei Liguorini di Materdomini quando si recava a far la questua. Si rilevano tracce di restauro di data non recente. Dopo il sisma del 1980 e il conseguente grave movimento franoso, l'edificio ricade nell'area soggetta al vincolo geologico implicante l'inedificabilità in sito. Via Umberto I sbocca in Piazza Umberto I. Su piazza Umberto I prospetta casa Cuozzo, abitazione signorile del XVIII secolo, caratterizzata da un portale a bugnato piatto di pregevole fattura, gravemente danneggiata dal sisma del 1980.
All'interno della casa si poteva ammirare un portale ligneo ben conservato con due battenti sormontati da un arco, a tutto sesto, sempre lígneo, raffigurante un sole che sorge. Su piazza Umberto I prospettava l'ingresso di una casa gentilizìa con annessa cappella di famiglia, dedicata alla Madonna della Lanterna, chiamata nella tradizione popolare "chiesa di S. Franceseo.
E' communis opinio civium che si tratti del palazzo baronale, residenza del signore del feudo, acquistato dalla famiglia Cozzi. Nel catasto onciarío del 1745, il nobile Saverìo Cozzi è dichiarato "beneficiato della cappella gentilizia sotto il titolo di S. Francesco d'Assisi .
Il terremoto del 1694 causò molte lesioni ai fabbricati.
La cronaca Conzana di A. Castellani fornisce notizie sul periodo storico in esame. Nel 1691, anno in cui fu redatto il capitolo ottavo, mentre il marchese dell'Oliveto di casa Cioffò, deteneva il potere a Senerchía, sotto il "castell'antichissìmo, diruto", dalle "muraglie ruinate", attorno alla chiesa maggiore, cui si accedeva "camminando per via disastrosa", vivevano "alcuni pochi cittadini": la maggior parte stava "in case sporche e anguste, nel piano alla falda del monte' I confini della Terra sono ben delineati dal cronista: "Confina questa terra con la Terra della Quaglietta con la distanza lineare di un miglio, con la Terra di Calabretto con la distanza lineare di tre miglia; con la Terra dell'Oliveto con la distanza lineare di altre tre miglia. Gli uomini sono quasi selvaggi e, in tempi di banditi, questa Terra era una delle ricettatrici di essi".
La Chiesa Maggiore della Terra di Senerchia sotto il titolo di S. Michele Arcangelo, una "delle più misere della diocesi" di Conza era situata "sopra un monte disastroso" 'Nell'interrio della casa sì trovano numerosi ed ampi saloni, vi sono cantine, granai, scuderie, una chiesa di famiglia. Sulla parete di fondo al di sopra dell'altare vi è affrescata una Madonna che eregge su di un braccio il Bambino Gesù, mentre con l'altra mano tiene una lanterna accesa; ai piedi della Madonna è raffigurato S. Francesco d'Assisi inginocchiato. Pare che i proprietari fossero particolarmente devoti alla Madonna della Lanterna di cui un'altra immagine è racchiusa in una nicchia ricavata nella facciata del palazzo rivolta alla piazza Umberto F'. '"Cff p. 115. 295 Manoscritto di Rossi, Cfr. S. Pescatori, i Terremoti dell'Irpinia. 296 A. Castellani, Cronaca Conzana, 1691, capitolo ottavo, discorso primo: "Sotto questo castello c'è la chiesa inaggiore con alcuni pochi cittadini che vi stanno d'intorno e per salire sopra detta chiesa ci vuole buona fatica camminando per via disastrosa da un capo all'altro e la maggior parte de li cittadini di detta Terra stanno nel pìano alla falda di detto monte e per mezzo di detta Terra vi passa un fiume d'acqua freddissima assai giovante i cittadini che vivono con qualche miseria, con case sporche e anLyuste." A. Castellani, Cronista Conzana, capitolo VIII, discorso secondo. Facevano parte l'Arcipretee Parroco, "tre preti partecipanti, tre cherici, un selvaggio ed un cursore".
Esistevano la cappella del SS. Rosario, la cappella di S. Maria, in loco detto Le Felette seu lo Borgo", la cappella di S. Stefano "nel loco detto Valvanico", la chiesa di S. Salvatore, la chiesa di "S. Antonio di Padua, beneficio fondato da don Andrea Villano Arciprete di detta Terra-, la chiesa di S. Benedetto sita in pertinentiis Senerclae, in loco dove si dice acqua bianca , in patronato del signor barone di Senerchia", alcuni "benefici ecclesiastici', uno sotto il titolo della Nunziata" jus patrimoniale delli Pízza, un altro "sotto il titolo di Santa Maria della Misericordia e delle Grazie". Tutte le chiese "vivevano malaccongie per la povertà della Terra, e lì preti e li clerici erano assai miseri tanto nel vestire quanto in ogn'altra lor'attione che perciò erano degni di essere compatiti" Il catasto onciario, nel 1753, registrava la chiese di S. Bartolomeo (p. 113), di S. Maria (p. 113), e del Rosario (p. 12 1). Nell'attuale Piazza Municipio sorse una chiesa dedicata alla Madonna Addolorata, costruita tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700. "Il muro esterno della chiesa passava a poco meno di due metri dai fabbricati che, costruiti successivamente, circondavano la chiesa che occupava quasi tutta l'attuale piazza. L'ingresso era rivolto a sud e menava sulla via Municipio la quale sbocca in piazza Vittorio Emanuele III. Lungo questa via vi è una casa la cui porta reca la data 1788, impressa a fuoco.
Alla chiesa si accedeva per mezzo di alcuni scalini esterni in pietra.
La costruzione risaliva agli ultimi anni del secolo decimosettimo e dovette essere piuttosto affrettata. Il tetto era crollato verso la fine del secolo scorso. Nel 1733, lo stesso anno della costruzione di palazzo Frunzi, gli uffici della parrocch ía vennero trasferiti dalla chiesa di S. Michele a quella della Madonna del Rosario, consolidata e ristrutturata per volontà dell'arcivescovo di Conza Giuseppe Nicolali. Si tratta probabilmente della struttura che nel 1738 diverrà chiesa parrocchiale: sulla lapide del frontone: "Olirn S./mi Rosarii aedes nunc templum parochiale" : "Un tempo chiesa del Rosario, ora tempio parrocchiale". A. Mazzone, Senerchia cit., pp. 180-181. per la descrizione della chiesa, vedi A. Mazzone, Senerchia cit., pp. 193-199. La chiesa parrocchiale, crollata a seguito del terremoto del 1980, era a pianta longitudinale, ad un'unica navata orientata con l'asse maggiore in posizione est.
La facciata era composta da un portale in pietra a fastigio orizzontale chiuso da un portone a due battenti alla cui sommità, era incisa quest'iscrizione:
D. 0. M. HOSPES OLIM E TERRAE CASMATE S.MI R0SARII PLURIES QUASSATAE FUERE DE UNITATIS CULTUS CAUSA NUNC, TEMPLUM PAROCHIALE DEIPARAE IPSI DICATUM VOLUI T PROFUSOS SUMPTUS FERVORE POPULI ET VOLUNTATE R.MI ILL. MIQUE ARCHIEPISCOPI COMPSANI JOSEPH DE NICOLAI QUEM LARGE LAUDAMUS JUBENTIS VETUSTA CONSUMPTAQUE VELLI FIRMAQUE FUNDAMINA PONI A. D. MDCCXXXIII M.V.E. "A onore di Dio Ottimo Massimo: o forestiero, sappi che a causa del terremoto questa chiesa, già del S./mo Rosario, è stata più volte sconquassata; ora essa, per accogliere in un solo tempio il culto della Madonna, trasformata in chiesa parrocchiale, ugualmente dedicata alla madre di Dio, ha richiesto spese ingenti che sono state profuse dal fervore del popolo e dall'impegno del Rev./mo e I.ll..mo Arcivescovo di Conza Giuseppe de Nicolai, che noi largamente lodiamo, il quale ha fatto eliminare le fondamenta logore e fatiscenti e porre quelle salde nell'anno del Signore 1733. a. Mazzone, Senerchia cit., pp. 187-203. A. Mazzone, Senerchia cit., p. 189. 303 Senerchia cit., pp. 189-19 1. L'intemo della chiesa era caratterizzato da sei altari posizionati sui lati della navata; tre sul lato destro erano dedicati rispettivamente a S. Michele, S. Antonio, S. Gerardo; tre sul lato sinistro erano dedicati alla Madonna Assunta, a S. Emilio, a S. Vito. L'altare maggiore era decorato da putti alati e da marmi policromi.
La chiusura verticale del transetto era costituita da una cupola con le immagini affrescate dei quattro evangelisti. Il campanile si elevava sul lato sinistro della facciata principale, organizzato come semplice torre quadrata con il sìmbolo civico del paese, l'orologio. La torre campanaria si erigeva su uno pseudo arco in muratura, restaurato nella seconda metà del XX secolo. Sulla campana, fusa nel 1909, era incisa quest'iscrizione: IAUDO DEUM VERUM PLEBEM CONVOCO CONGREGO CLERUM DEFUNCTOS PLORO NIIMBOS FUGO FESTAQUE HONORO Sub sindacatu Raphaelis cav. Cozzi Sub episcopatu Nicolai Piccirilli Anno Domini MCMIX "Lodo il Dio vero Raduno il popolo raccolgo il clero piango i morti fugo le tempeste onoro lefeste Sotto il sìndacato del cav. Raffaele Cozzi, sotto il vescovato di Nicola Piccirilli: Anno del Signore 1909.

 

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